ALBANA! Che Romagna

 3.18 Pier De Crescenzi

"Ed è assai dolce in sapore, ma la corteccia ha aspra, ed alquanto amara: ed imperò meglio è, che 'l vino di quella sene priema, che lasciarlo lungamente bollir ne' tini, co' suoi fiocini e raspi"

(Pier de' Crescenzi, documento del 1300)

 

Il Crescenzi doveva conoscerla molto bene l'Albana: il germogliamento tardivo, la maturazione precoce, il legno fragile, la ricchezza in zucchero e la tannicità della buccia. Per questo si è sempre detto che l'Albana somigli più a un'uva a bacca nera che ad una bianca

Che l'Albana sia stato il primo vino bianco a ricevere la prima DOCG poco importa. Quello che conta e che più richiama la nostra attenzione è l'evoluzione tecnologica che ha stravolto negli anni le caratteristiche del vitigno.

3.18 Macerazione in bianco

Prima degli anni '70 l'Albana veniva tradizionalmente vinificata con lunghe macerazioni. Questa tecnica permetteva di estrarre e di ottenere tutte le caratteristiche intrinseche presenti sulla buccia e l'Albana si presentava in tutto il suo splendore pur avendo qualche problema legato alla sua stabilità

Con l'introduzione delle presse soffici, l'impiego di bentoniti e carbone decolorante, si è sempre virato ad ottenere un'Albana fresca, fruttata e di colore scarico.

Queste tecniche hanno appiattito totalmente tutte le caratteristiche che il vitigno ha sempre avuto

E' un pò come mangiare un pezzo di Parmigiano Reggiano con 6 mesi di stagionatura.

Ma visto che al fondo non c’è mai fine, ecco che negli ultimi mesi sia venuta fuori la brillante idea di disciplinare due fantastiche novità:

  • Romagna Doc Spumante Bianco 
  • Romagna Doc Spumante Rosè 

3.18 ROMAGNA DOC SPUMANTE

Mi sono preso un po’ di tempo per ragionare a mente fredda su cosa significhi per la Romagna e per i suoi viticoltori la scelta di introdurre le tipologie Romagna Doc Spumante Bianco e Romagna Doc Spumante Rosè

Partendo dal presupposto che, come ha scritto Fabio Giavedoni sul suo articolo pubblicato su Slow Wine blog, in romagna non esiste cultura storica sulle bollicine. LINK ARTICOLO

Quindi perché diamine introdurre questa tipologia?

Le risposte sono molteplici e andando a fare un po’ di ricerca, si può notare che l’intento dei cervelloni del Consorzio è quello di:

“un forte impegno nell’innalzamento qualitativo delle produzioni e un altrettanto forte impegno nella capacità di intercettare i trend ed i mercati, nazionali ed esteri, maggiormente remunerativi per i produttori”.

Bene ora fermiamoci un attimo e ragioniamo su questa frase, andando ad analizzarla.

  • Il livello qualitativo delle produzioni si innalza solamente con la ricerca e le sperimentazioni a livello agricolo ed enologico
  • Intercettare i trend ed i mercati, si può fare solo con la differenziazione di prodotto e il focus sulle peculiarità di una zona di produzione.
  • Remunerazione per i produttori. Qui la cosa si fa seria, intanto bisogna capire cosa si intende per remunerativo, in quanto un’azienda che produce un milione di bottiglie è differente da una che ne produce diecimila. Inoltre la remuneratività è strettamente collegata al punto 2, cioè maggiore è la differenziazione maggiore è la possibilità di creare valore aggiunto al vino prodotto.

3.18 not sure

Naturalmente queste sono solo osservazioni di carattere soggettivo, ma ragionando un po’ mi vengono in mente alcune domande

- Perché non porsi come obbiettivo quello di salvaguardare il materiale storico ampelografico romagnolo?

- Perché non incentivare la ricerca e la produzione su Albana e Sangiovese di collina? Autentici capisaldi della Romagna.

- Perché non partire da una campagna di informazione locale e nazionale, prima di lanciarsi a vendere “spumantini” ai mercati esteri a 1 euro la bottiglia?

- Perché non tutelare le diversità di questo Paese, andando a intercettare “solo” nicchie di mercato preparate e disposte a spendere qualche centesimo in più.

Concludo informando che qualsiasi cosa sia frizzante ed italiana nel mondo è considerata PROSECCHINO, quindi i mercati sopra citati non esistono a meno che non si faccia competizione sul prezzo, e addio remuneratività per i produttori

Ultima cosa, chissà cosa direbbe il Crescenzi se assaggiasse un Romagna DOC Spumante Bianco. Sicuramente non sentirebbe il tannino, l’amaro, l’aspro e non vedrebbe neppure l’oro nel bicchiere

3.18 foto albana

Ora riprendiamoci quello che il Crescenzi già diceva nel 1300. L'Albana può essere uno dei vitigni bianchi italiani più sfaccettati che abbiamo. 

Voglio sentire il tannino, l'amaro, l'aspro e vedere l'oro nel bicchiere

Ma non si devono dimenticare; il Sangiovese di collina, il Centesimo, il Famoso, etc

No, questo patrimonio ampelografico e culturale deve essere salvaguardato e sfruttato come freccia per far capire una volta di più, quanto le diversità territoriali italiane possano essere una risorsa per uno sviluppo economico sostenibile

Ed è proprio da questa necessità che nasce
TERRE il nuovo progetto sulla distribuzione di vitigni autoctoni italiani

Le ALBANE e territori della Romagna di TERRE le trovi QUI

Per ottenere maggiori informazioni scrivi a => Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

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