Lista Produttori

Piemonte

Roero

VALFACCENDA

La coppia che scoppia! Luca Faccenda e Carolina Oggero, sulle alture di Canale in Valfaccenda stanno dando vita al loro progetto: la ristrutturazione della vecchia cascina del nonno, ed insieme a quella il ripristino dei vigneti di Arneis e Nebbiolo di famiglia.

Luca è enologo, lo fa da molti anni. Dopo aver studiato ad Alba entra in un’azienda di consulenza per cantine e così gira parecchio il nord-ovest Italiano. Grazie al suo approccio di lettura del territorio e comprensione dell’idea delle aziende, aiuta alla produzione di vini considerati dall’enomondo come delle belle bocce. Carolina invece lavora a Torino, è grafica, come non notare il suo apporto: il colpo d’occhio delle singolari etichette di Valfaccenda ne rivela lo spirito.

Luca e Carolina lavorano per il momento su 4 ettari di vigneto, producendo circa 20'000 bottiglie, ma puntano alle 30'000.

L’azienda è nata nel 2010 e sembra che con il 2018 arrivino finalmente a lavorare al 100% in Valfaccenda.

Sono dei testimoni del Roero perché a partire dal vino “Vin da Beive”, cercano vini di personalità senza dimenticare la bella beva ed il piacere della tavola. Pochi muscoli tanta finezza.

Lombadia

Valtellina

BARBACAN

Visitare l’azienda di Matteo e Luca Sega a San Giacomo di Teglio è come aprire un tunnel spazio temporale, e percorrendolo si vedono tutte le tappe che hanno portato il Nebbiolo ai giorni nostri. In Valtellina viene prodotta la Bresaola, il prodotto più conosciuto in assoluto, poi abbiamo il Bitto, un eccezionale formaggio delle alpi retiche soprattutto quando è “Storico Ribelle”, poi abbiamo il vino.

Negli anni il vino valtellinese faceva parlare di se solo grazie a grandi aziende, spesso cooperative, ma negli ultimi due decenni in realtà qualcosa è cambiato.

Nel dopoguerra i contadini lasciarono le proprie fasce inerpicate sul fianco della montagna, dove coltivavano ortaggi, vite e grano saraceno, per spostarsi in città. Questo abbandono della terra ha tenuto lontano l’aggiornamento enologico-tecnologico.

Oggi in Valtellina troviamo vigneti storici di 80-90 anni, facilmente! E la bellezza è proprio vedere come si sono conservati i biotipi del Nebbiolo chiavennasca: La Rossola, il Rossolino rosa, la Pignola, la Brugnola e la Negrera. “Sono come fratelli e sorelle “ dice Matteo “Ed ognuna apporta una sfumatura ai nostri vini delle alpi”. Vini con radici antiche dunque su vigneti che esistevano fin dai tempi del Rinascimento, vialetti tra le terrazze per i vecchi carri.

“Eravamo la porta per la Svizzera… e commerciavamo in vino”.
Bere Barbacan è come fare un sorso di storia, finito il sorso bisognerà aprire un’altra bottiglia perché, come tutte quelle buone, finiscono subito.

Veneto

Valdobbiadene

CA' DEI ZAGO

Christian è un uomo spensierato, ama il convivio, l’ironia, il vino! Ma quando si parla della sua azienda diventa una persona davvero esigente, quasi mai soddisfatto dei propri risultati, cerca di spingersi sempre oltre all’obiettivo raggiunto l’anno prima.

Nel 2009, neanche trentenne, riprende con la sorella l’azienda del nonno, erano giovani con idee nuove e fresche, una cosa volevano che rimanesse, il fondo. Siamo dietro Valdobbiadene nella frazione San Pietro di Barbozza, la casa è la cantina ed è da anni proprietà dei Zago, la famiglia di mamma.

I vigneti sono divisi su 7 ha, tutti abbastanza in zona, solo in collina, poca terra, tanta roccia e soprattutto solo lavoro fisico, zappa in mano e zaino in spalla. La dimensione viene gestita interamente da Christian e Marika, fratello e sorella, grandi lavoratori.

Christian sogna che il vecchio fienile riprenda vita, come stalla delle sue brune alpine, d’altra parte raccolgono il fieno in montagna, vorrebbe avere il proprio letame in azienda senza contare il lavoro in vigna. Negli anni si sta rendendo conto che grazie alla viticoltura da lui promossa le sue piante gli stanno rispondendo nel modo giusto, anzi oltre le sue aspettative, infatti per lui è un peccato non sfruttare a pieno il potenziale dell’uva che arriva in cantina.

E’ per questo che ogni tanto va nel cortile della vecchia zia, si apre una bottiglia di quello fatto come lo faceva lo zio e pensa. Oggi sempre di più sta riportando il vino che promuove a quello che un tempo faceva lo zio, tutto macerato, tutto torchiato verticalmente, tutto cemento, in futuro la botte grande.

E’ nel fondo che ha cercato la risposta del suo Valdobbiadene che oggi porta la DOCG grazie alla sua tenacia e la forza delle sue idee di fronte a tutti. Non un semplice prosecchino, storia vera.

Emilia Romagna

Lambruschi modenesi

BERGIANTI

E’ nella campagna a pochi chilometri da Carpi che nasce nel 2009 l’azienda agricola terre vive.
Un’azienda biodinamica che conta poco più di 20 ha tra cereali, frutteto, vigneto e orto.

L’approccio è purista ma dal sapere tecnico, nulla è lasciato al caso. Gianluca Bergianti è un enologo di formazione e nel suo cerca di dare vita a delle interpretazioni personali uniche nella zona dei lambruschi modenesi.

Patria del Lambrusco di Sorbara,  oltre a questo in vigneto troviamo Lambrusco Salamino di Santa Croce e Pignoletto. I vigneti sono stati piantati nel 2010, ma quella vigoria della gioventù è da lui subito mitigata ed educata con la biodinamica, vigneti in salute che spingono nel profondo della sua terra a pescare minerali.

In cantina lavora in vasche di acciaio e cemento per alcune costruite su misura per le sue idee, come ad esempio le vasche in cemento a forma di bicchiere senza stelo, le proporzioni, dice, sono come quelle di un tino troncoconio con cui lavorava a Barbaresco, nella realtà entrando in cantina sembra di stare di fronte a tre grossi monoliti di ispirazione antroposofica.

Tutte le fermentazioni sono spontanee sia nella prima che per la rifermentazione in bottiglia. Nessun additivo aggiunto, neppure solfiti. Il risultato è di una precisione disarmante. Gianluca porta il Lambrusco verso nuovi orizzonti, inaspettati e di grandissimo livello.

Per Gianluca il tempo è sacro e la pazienza di aspettare fa parte dei normali cicli della natura. E’ anche per questo motivo che per aspettare i suoi vini ha voluto costruire una ghiacciaia interrata dove riposano in bottiglia.

CLAUDIO PLESSI

Non il solito Lambrusco! In effetti…Claudio Plessi è un rimarcabile ed instancabile testimone di modenesità! Claudio Plessi è un uomo di poche, pochissime parole al primo incontro, una persona molto pacata… bisogna dargli quel poco di tempo per lasciare che possa parlare.

“Facevamo vino con mio padre, ho sempre lavorato in cantina con lui, facevo il supervisore tecnico, crescendo ero l’unico dei fratelli ad aver studiato ed in più essendo piccolino entravo nelle botti di legno, all’epoca erano in legno come ogni utensile utilizzato. Facevamo del vino rosso frizzante da vendere, assemblando più varietà, ed i vini per la famiglia o per gli amici - pausa -  sai c’era sempre qualcuno di passaggio, venivano tutti ad assaggiare i nostri vini che vinificavamo sempre con varietà in purezza, quel trebbiano di Spagna lo facevamo solo noi, il Tarbiànein”

Claudio è un uomo che con il suo lavoro racconta la sua terra, le tradizioni e mantiene vive tutta una serie di varietà autoctone locali uniche! Come tra tante il Trebbiano modenese, il Lambrusco di Fiorano, l’Uva Tosca, il Caveriol, Il Trebbiano di Spagna, La Ruggine…

Claudio era insegnante alla scuola Agraria a Modena, ed allo stesso tempo gestiva un frutteto e la vigna, fino al 2000 quando ha deciso di dedicarsi al vino.

Come non sottolineare la sua sensibilità nei confronti di una produzione sostenibile per l’ambiente anche a discapito della quantità, infatti ancora oggi produce 5000 bottiglie dai suoi 3,2 ettari a Castelnuovo.

Si certifica Biologico nel 1992 ovvero l’anno dopo che era stata emessa la prima legge sul biologico dall’allora “Comunità Europea”, il Reg. (CEE) n°2092/91. Un vero precursore dei produttori di vino naturale, o forse uno dei pochi veri testimoni della tradizione gastronomica esistente in passato quella come chiama lui “tra le due guerre”.

Romagna

ANCARANI

Rita e Claudio sono una coppia, si definiscono: “l’agricolo e l’energia”.
Ci troviamo vicino a Faenza nella profonda Romagna, convivialità e spirito romagnolo, una festa!

Lavorano su 14ha di vigneto e svariati di grano coltivati a Senatore Cappelli. Claudio da agricoltore sente il campo come un bene di famiglia che vuole preservare cercando di mantenere vivi sia i suoli con una viticoltura sostenibile che tutte le varietà autoctone romagnole come l’albana, il famoso, il centesimino (conosciuto anche come savignon rosso), oltre a sangiovese e trebbiano ovviamente.

Rita crede anche che un buon prodotto debba essere sostenuto con forza ed impegno anche di fronte ai clienti, per questo è spesso in giro a promuovere i loro vini.
Oggi sono tra gli esponenti che con più vigoria stanno spingendo la Romagna fuori dalle mura domestiche, hanno voglia di confrontarsi con il mondo e di farsi conoscere.

I loro vini d’altra parte sono convivio puro, da mettere sulle tavole di ogni trattoria, osteria, ristorante e bistrot che vuole avere un prodotto genuino e vero per i propri clienti, un po’ come Rita e Claudio che ti accolgono con le tagliatelle ed il ragù della nonna.

Emozioni d’altri tempi, cortesia ed ospitalità romagnola.

Rita e Claudio producono oggi circa 30'000 bottiglie con uno stile davvero unico.

PAOLO FRANCESCONI

Se oggi la Romagna sta vivendo un’ascesa, sta prendendo una svolta, si sta facendo sentire come territorio, come ecosistema del vino, se oggi la Romagna sta facendo tutto questo si deve ringraziare tra pochissimi il caro Paolo Francesconi.

Paolo è un acuto osservatore della natura, un uomo calmo, che sa osservare e capire i meccanismi che ruotano intorno all’ecosistema vigna. Paolo possiede 8,5 ha di vigneto di fronte a casa, vicino a Faenza, ci troviamo su terreni alluvionali argillosi. Produce 20'000 bottiglie di vino ogni anno dove spiccano sicuramente il suo sangiovese più conosciuto, il Limbecca, e la sua Albana macerata, l’Arcaica.

E’ difficile comprimere in poche righe il grande lavoro di Paolo nei suoi 3 decenni di attività perché ha davvero molti meriti a partire dal fatto che è stato uno dei primi ad essere certificato biologico da ICEA nel 1992 (vd. Scheda Claudio Plessi) e che ha dato una visione di viticoltura sostenibile a molti nella sua zona e ha promosso un approccio biodinamico, essendone lui stesso un sostenitore dal 2002.

Insomma Paolo è un indiscusso punto di riferimento per tutti i produttori della Romagna.
Quello che stupisce di Paolo è la materia che hanno i suoi vini, dice che sia dovuto al fatto che le piante sembrano essere in armonia con il proprio territorio.

Semplice, no?

Liguria

Cinque Terre

WALTER DE BATTÈ

Il filosofo del mediterraneo, Walter de Battè, sostiene che il concetto di autoctono alle Cinque Terre debba essere ambivalente ovvero che esita un “autoctono locale” ed un “autoctono mediterraneo”.

E’ su questi due perni che ha costruito il proprio lavoro nelle Cinque Terre e grazie a questi due perni si relaziona con il suo ambiente. Per “autoctono locale” intende che i vitigni autoctoni e le pratiche tradizionali di coltivazione della vite trovano il loro spazio ideale nel contesto in cui lavora.

Con “autoctono mediterraneo” Walter scruta letteralmente il mare, come quando lo si va a visitare in cantina a Campiglia, un paesino arroccato sopra la città di La Spezia, letteralmente un terrazzo sul mare, li lo sguardo si perde e viaggia nel Mediterraneo.
Walter ha visto e sentito come quella sensazione avesse accumunato tutti i popoli che hanno vissuto sul quel mare ed insieme a loro, i vitigni che li accompagnavano.

“Autoctono locale” si tramuta in: Vermentino, Bosco, Albarola, Sangiovese, Cannaiolo, Ciliegiolo e Vermentino nero; “Autoctono Mediterraneo” invece: Vermentino, Roussanne, Marsanne, Grenache, Syrah. Da qui Walter è partito tanti anni fa.
Oggi continua instancabilmente il suo progetto sempre più in sintonia con le proprie piante nell’ecosistema delle Cinque Terre e nel Carrarese.

Walter si definisce un produttore di vini culturali, artigianali, nei suoi vini vede una profondità storica.

La produzione è di 12'000 bottiglie su 4 ettari, 2,5 alle Cinque Terre ed 1,5 sul carrarese.

Basilicata

Vulture

CAMERLENGO

“ Il mio caro amico Ian D’Agata dice sempre – Antonio! Chablis è Chablis, Aglianico è Aglianico, Camerlengo… è Camerlengo!! – questo è!”

Ci troviamo a Rapolla, un paesino nella parte interna della Basilicata, a 400 metri sopra il livello del mare. Il paese è suggestivo, arroccato su di una collina che culmina con una fortezza medievale. Gli insediamenti nella zona risalgono al neolitico di cui resta il famoso sito archeologico di Toppo d’Avuzzo.
Salendo la strada principale di Rapolla si vedono ovunque porte incardinate nella roccia, sono le porte delle cantine.

Antonio conserva il ricordo d’infanzia: “durante le vendemmie,  ogni porta era un ribollio di tini”. Siamo ai piedi del Vulture una montagna di origine vulcanica che arriva a 1300 metri di altitudine e che regola il clima della zona.
La campagna attorno a Rapolla è cosparsa di due colture: la vite e l’olivo.

Antonio Cascarano è stato in passato un rinomato architetto della Caput Mundi ma dopo anni di lavoro ha deciso di ritirarsi nella sua campagna natale riprendo le terre e la cantina del nonno. I 4 ha di vigneto da lui piantati sono suddivisi tra: vigna vecchia, 25 anni, su terreni vulcanici e la vigna giovane, 12 anni, su terreni argillo calcarei.

Come diceva il nonno Falaguerra Giovanni, uva nera in terra nera ed uva bianca in terra bianca, così anche Antonio pianto’ la prevalenza del suo aglianico su terreni neri vulcanici e il suoi bianchi sulle sponde calcaree della vigna del Toppo.

La cantina di Antonio è il suo regno, una caverna scavata nella roccia, dove ha i propri tini di castagno e le botti di acciaio.

Antonio produce vini da tavola, declassificando le uve, sostiene che i suoi vini sono quelli tradizionali del posto, quelli veri, sinceri, di beva e veraci!

La produzione annuale è di circa 15'000 bottiglie.

Sicilia

Etna

EDUARDO TORRES ACOSTA

Si avete letto bene, un foresto sull’Etna, ed è già una storia…

Eduardo Torres Acosta è originario di Tenerife, una delle isole del meraviglioso arcipelago delle Canarie. Figlio di un postino dell’isola, possedevano un piccolo appezzamento di vigna, dove Eduardo si è approcciato alla viticoltura.

Spinto poi dalla curiosità decide di partire per andare a visitare un’altra grande isola del vino, la Sicilia, dove lavora nel 2012 per Arianna Occhipinti per poi entrare come enogolo presso Passopisciaro.
Nonostante le difficoltà incontrate da Eduardo sull’Etna riesce, grazie all’appoggio di persone pienamente consapevoli del suo potenziale, a trovare dei piccoli appezzamenti di terra da affittare e gestire per conto proprio. La cura della ricerca delle vigne è stata quasi maniacale, voleva la maggior varietà possibile sia di vitigni che di vigne vecchie, contando una parte ad alberello.

Le vigne si trovano sul versante nord del vulcano, da cui poi il nome dei vini, principalmente tra i 600 e gli 800 metri, fatta eccezione per la Pirrera, il suo cru che rimane intorno agli 850 metri.

L’approccio di Eduardo è il meno interventista possibile per dei vini che sono veri specchi dell’impervio e meraviglioso territorio dell’Etna. Nonostante questo però gradisce anche che siano compagni della buona tavola e del convivio in ogni momento. L’attuale produzione di Eduardo è di 12'000 bottiglie.